newsroom

La carriera si allunga proteggendo le articolazioni

Forze biomeccaniche applicate durante l’allenamento e ferrature inadeguate sono spesso fattori che stanno alla base dell'insorgenza di dolori articolari

course-details

La longevità - sportiva e no - si costruisce nella gestione quotidiana, attraverso allenamento, recupero, alimentazione e cura del piede. Con un patrimonio, la cartilagine articolare, da difendere prima che un potenziale danno diventi irreversibile.

Sono diversi i fattori cui porre attenzione e anche la genetica contribuisce alla solidità del cavallo atleta. Una conformazione poco favorevole degli arti può distribuire i carichi in modo irregolare sulle articolazioni mentre piedi piccoli rispetto alla massa corporea possono mettere sotto pressione le strutture interne dello zoccolo.

Il dolore articolare nasce spesso dalla combinazione di più elementi. I fattori comprendono le forze biomeccaniche applicate durante l’allenamento, un’anatomia muscoloscheletrica imperfetta, terreni e ferrature inadeguati. Così, gli stress si accumulano. Un programma di lavoro mal calibrato su un terreno scadente può amplificare una vulnerabilità strutturale. La conformazione è un dato di partenza ma le scelte quotidiane possono incidere sul suo impatto.

Piedi, peso e prevenzione

La continuità atletica si fonda anzitutto su una oculata gestione quotidiana, cure regolari, dal controllo del peso alla salute dentale, fino ai programmi vaccinali e di controllo dei parassiti concordati con il veterinario.

Il piede merita un’attenzione specifica. Un appoggio equilibrato sostiene una biomeccanica corretta mentre, per esempio, una punta eccessivamente lunga aumenta le sollecitazioni sui tendini flessori. Pareggio e ferratura vanno affidati a un professionista qualificato, con intervalli adeguati al singolo cavallo, generalmente compresi fra quattro e sei settimane.

Anche la razione deve seguire il fabbisogno reale. Il sovrappeso aggiunge carico alle articolazioni e un’alimentazione eccessivamente energetica durante la crescita può favorire problemi dello sviluppo, in particolare osteoarticolare. Nutrire bene significa sostenere l’organismo senza eccedere.

Allenare significa anche lasciare recuperare

I programmi di allenamento inappropriati sono fra le principali cause di interruzione precoce della carriera. Nel conto rientra anche il recupero insufficiente fra gli impegni agonistici. Occorre, infatti, conoscere i limiti del proprio cavallo e costruirne gradualmente la condizione, fino a renderlo fisicamente capace di svolgere con agio il lavoro richiesto. La progressione è ancora più importante dopo un infortunio. Affrettare il rientro può non solamente compromettere le strutture già lesionate, in quanto la riabilitazione riguarda anche i tessuti sani. Dopo una pausa, ossa, tendini e legamenti devono riabituarsi gradualmente ai carichi.

Il fondo sul quale il cavallo lavora abitualmente completa il quadro. Una superficie troppo dura aumenta gli impatti su ossa e articolazioni mentre un terreno troppo morbido accresce lo sforzo richiesto ai tessuti molli.

Cartilagine, un capitale difficile da ricostruire

La cartilagine articolare è un tessuto liscio ed elastico che riveste le superfici ossee all'interno dell'articolazione, permettendone lo scorrimento con attrito minimo e contribuendo a distribuire le forze meccaniche generate dal movimento. Si tratta però di un tessuto privo di vasi sanguigni, vasi linfatici e terminazioni nervose, una condizione che ne limita drasticamente la capacità di autoripararsi. Il danno cartilagineo, una volta instauratosi, tende quindi a essere permanente, un fattore che spiega perché l'infiammazione articolare richieda attenzione tempestiva, specie nei cavalli sportivi, le cui articolazioni sono sottoposte a sollecitazioni ripetute e intense.

Quando la membrana che riveste internamente la capsula articolare si infiamma, si parla di sinovite. Nel cavallo, questa infiammazione può originare anche da cause puramente meccaniche. Il sovraccarico funzionale legato all'esercizio intenso innesca il rilascio di mediatori infiammatori che alterano l'equilibrio tra sintesi e degradazione dei componenti della matrice cartilaginea. Se persiste, la sinovite può evolvere in osteoartrosi, non un semplice logoramento della cartilagine, come si pensava un tempo, ma una patologia che coinvolge l'intera articolazione, interessando progressivamente anche l'osso sottostante, con fenomeni di sclerosi e la formazione di osteofiti, piccole escrescenze ossee ai margini articolari, oltre a legamenti e tessuti molli circostanti.

Il perdurare dello stato infiammatorio compromette anche la qualità del liquido sinoviale, che perde viscosità e capacità lubrificante. Si instaura così un circolo vizioso, dove la ridotta lubrificazione favorisce ulteriore attrito e danno tissutale, che a sua volta alimenta l'infiammazione, in un processo di progressiva autoalimentazione.

Gonfiore articolare e zoppia non vanno quindi sottovalutati: sono segnali che meritano una valutazione veterinaria immediata, per individuarne la causa e impostare un trattamento tempestivo.

Intervento immediato

Non è un caso che l'osteoartrosi rappresenti una delle cause più frequenti di calo delle prestazioni sportive e di ritiro precoce dall'attività agonistica nel cavallo. In questa situazione un intervento tempestivo può fare la differenza, sia sul piano del benessere dell'animale sia su quello della sua carriera.

Proteggere la carriera e la vita stessa del cavallo significa intervenire prima che il problema diventi cronico. Dosare i carichi, rispettare i tempi biologici e riconoscere tempestivamente le alterazioni del movimento sono scelte doverose - di rispetto, innanzitutto - che accompagnano il cavallo ben oltre la singola stagione agonistica.

Dalla linea prodotti Equusfeed: